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Come gestire un locale

Guadagno su un caffè al bar: quanto resta davvero

Guadagno su un caffè: quanto resta in cassa dopo miscela, latte, zucchero, utenze e tempo del personale. I numeri di riferimento e le leve per migliorarlo, senza svendere il prodotto simbolo del bar.

Redazione Bar Wars Aggiornato a settembre 2026 6 min di lettura

In breve

Su un caffè venduto 1,10–1,20 € al banco, il costo diretto (miscela, tazzina lavata, zucchero, un filo di energia) è di solito 0,14–0,29 €. Il margine lordo per tazzina è alto in percentuale ma piccolo in valore assoluto: pochi centesimi diventano euro solo con i volumi.

Il guadagno su un caffè si vede davvero solo dopo aver ripartito personale e affitto sulle battute. A quel punto la singola tazzina “vale” molto meno di quanto dice il food cost, e per questo va letta insieme a tutto lo scontrino.

Da cosa dipende il guadagno su un caffè

Il guadagno su un caffè parte da un dato semplice: quante tazzine ricavi da un chilo di miscela e quanto quel chilo ti costa. Con una dose standard da 7 grammi ottieni circa 140 tazzine al chilo. Una miscela da bar costa, a seconda della qualità, dai 14 ai 28 € al chilo: significa 0,10–0,20 € di solo caffè per tazzina.

Poi ci sono le voci che quasi nessuno conta:

  • Accessori — zucchero, palettina, eventuale bicchierino o tazzina monouso.
  • Lavaggio — acqua e detergente per lavare tazzina e piattino.
  • Energia — macchina sempre in temperatura, macinatura, addolcitore.
  • Scarto — caffè tirati male e rifatti, spurghi, macinato buttato a inizio servizio.
VoceCosto indicativo a tazzina
Miscela (7 g)0,10 – 0,20 €
Zucchero + palettina0,01 – 0,02 €
Tazzina lavata (acqua, detergente)0,02 – 0,04 €
Energia (macchina, macina)0,01 – 0,03 €
Totale costo diretto~0,14 – 0,29 €

Sono valori di riferimento. Cambiano molto con la miscela scelta, con le tariffe di luce e acqua e se usi cialde o capsule invece del macinato fresco.

Guadagno su un caffè — un barista estrae un espresso dalla macchina
Il guadagno su un caffè si gioca sui centesimi: conta la costanza del gesto, non il singolo caffè.  ·  Foto: Alexandre Canteiro / Pexels

Quanto si guadagna su un caffè, in pratica

Prendiamo un caffè venduto 1,10 €. L’IVA sulla somministrazione al banco è del 10%, quindi l’incasso netto è circa 1,00 €. Con 0,20 € di costo diretto, il margine lordo è di circa 0,80 € a tazzina, cioè l’80% sul netto. Sembra tantissimo, ed è il motivo per cui il caffè viene sempre citato come prodotto “che rende”.

Il problema è che su ogni battuta pesano anche personale e affitto. Immagina un bar che fa 400 caffè al giorno e che può attribuire alla caffetteria 250 € al giorno tra stipendi e locazione: sono circa 0,60 € a caffè di costi di struttura. A conti fatti restano circa 0,20 € di utile per tazzina. Il guadagno su un caffè, quindi, è alto in percentuale e piccolo in euro.

Con volumi più bassi lo stesso identico caffè, calcolato a costo pieno, può chiudere in pareggio o in perdita. Ecco perché il prezzo del caffè non si decide guardando solo il costo della miscela.

C’è anche una ragione strategica. Il caffè è il classico prodotto civetta: prezzo basso e riconoscibile, serve a far entrare le persone e a trainare cornetto, seconda consumazione, aperitivo. Il guadagno vero si misura sullo scontrino, non sulla singola tazzina.

~0,20 €
L’utile che può restare su un caffè da 1,10 € dopo aver ripartito personale e affitto, in un bar con buoni volumi. Con pochi passaggi al giorno scende a zero o va in negativo.

Come aumentare il guadagno su un caffè

Per aumentare il guadagno su un caffè si lavora su più fronti, quasi tutti senza toccare il listino:

  • Costruire lo scontrino — la proposta al banco (caffè più qualcosa) sposta molto più della singola tazzina. È la stessa logica di quando si lavora per attirare e far tornare i clienti.
  • Offrire formati con un piccolo sovrapprezzo — caffè speciale, decaffeinato in cialda, bevande a base espresso curate.
  • Ridurre gli scarti — macchina tarata, macinatura corretta, formazione al banco: meno caffè rifatti significa meno miscela buttata.
  • Scegliere la miscela con criterio — la qualità che il cliente percepisce va difesa, ma senza pagare una gamma alta dove non fa differenza.
  • Riempire le fasce deboli — a metà mattina e nel pomeriggio ogni caffè in più pesa quasi tutto a margine, perché i costi fissi sono già coperti.

Il prezzo, invece, è la leva più delicata: pochi centesimi moltiplicati per migliaia di battute contano davvero, ma il caffè è il prodotto su cui il cliente ha più memoria di prezzo. Va valutato sulla zona e sul posizionamento, non a caso.

Il guadagno su un caffè migliora quando smetti di guardarlo da solo: entra nel conto economico insieme a tutto il resto ed è l’altra faccia del ricarico e del food cost. Se vuoi un parere sui numeri del tuo bar, caffè compreso, una chiamata gratuita con un consulente è il modo più rapido per capire dove stai lasciando margine.

Il caffè da solo dice poco

Quanto rende davvero dipende dai volumi, dai costi di struttura e da come è costruito lo scontrino. In Formula Bar trovi il metodo per leggere questi numeri e capire su quali prodotti stai marginando e su quali no.

Scopri Formula Bar

Domande frequenti sul guadagno su un caffè

Quanto si guadagna su un caffè al bar?

In percentuale il margine lordo è alto, spesso il 75–85% sul netto IVA. In valore però sono pochi centesimi: dopo aver ripartito personale e affitto, con buoni volumi restano circa 0,15–0,25 € a tazzina. Con pochi passaggi al giorno il guadagno si azzera.

Quanto costa un caffè al bar in materia prima?

Circa 0,10–0,20 € di miscela per una tazzina da 7 grammi, più 0,03–0,06 € tra zucchero, lavaggio ed energia. Il totale dipende dalla miscela scelta e dalle tariffe delle utenze.

Conviene alzare il prezzo del caffè?

È una leva potente, perché moltiplicata per migliaia di battute, ma anche rischiosa: è il prodotto su cui il cliente ricorda meglio il prezzo. Va valutata sulla zona, sul posizionamento e sui volumi, non applicata a tappeto.

Perché il caffè si tiene a prezzo basso?

Funziona da prodotto civetta: porta persone nel locale e traina cornetti, seconde consumazioni e aperitivi. Il guadagno vero si misura sullo scontrino medio, non sulla singola tazzina.

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