Come gestire un locale
Guadagno su un caffè al bar: quanto resta davvero
Guadagno su un caffè: quanto resta in cassa dopo miscela, latte, zucchero, utenze e tempo del personale. I numeri di riferimento e le leve per migliorarlo, senza svendere il prodotto simbolo del bar.
In breve
Su un caffè venduto 1,10–1,20 € al banco, il costo diretto (miscela, tazzina lavata, zucchero, un filo di energia) è di solito 0,14–0,29 €. Il margine lordo per tazzina è alto in percentuale ma piccolo in valore assoluto: pochi centesimi diventano euro solo con i volumi.
Il guadagno su un caffè si vede davvero solo dopo aver ripartito personale e affitto sulle battute. A quel punto la singola tazzina “vale” molto meno di quanto dice il food cost, e per questo va letta insieme a tutto lo scontrino.
Da cosa dipende il guadagno su un caffè
Il guadagno su un caffè parte da un dato semplice: quante tazzine ricavi da un chilo di miscela e quanto quel chilo ti costa. Con una dose standard da 7 grammi ottieni circa 140 tazzine al chilo. Una miscela da bar costa, a seconda della qualità, dai 14 ai 28 € al chilo: significa 0,10–0,20 € di solo caffè per tazzina.
Poi ci sono le voci che quasi nessuno conta:
- Accessori — zucchero, palettina, eventuale bicchierino o tazzina monouso.
- Lavaggio — acqua e detergente per lavare tazzina e piattino.
- Energia — macchina sempre in temperatura, macinatura, addolcitore.
- Scarto — caffè tirati male e rifatti, spurghi, macinato buttato a inizio servizio.
| Voce | Costo indicativo a tazzina |
|---|---|
| Miscela (7 g) | 0,10 – 0,20 € |
| Zucchero + palettina | 0,01 – 0,02 € |
| Tazzina lavata (acqua, detergente) | 0,02 – 0,04 € |
| Energia (macchina, macina) | 0,01 – 0,03 € |
| Totale costo diretto | ~0,14 – 0,29 € |
Sono valori di riferimento. Cambiano molto con la miscela scelta, con le tariffe di luce e acqua e se usi cialde o capsule invece del macinato fresco.

Quanto si guadagna su un caffè, in pratica
Prendiamo un caffè venduto 1,10 €. L’IVA sulla somministrazione al banco è del 10%, quindi l’incasso netto è circa 1,00 €. Con 0,20 € di costo diretto, il margine lordo è di circa 0,80 € a tazzina, cioè l’80% sul netto. Sembra tantissimo, ed è il motivo per cui il caffè viene sempre citato come prodotto “che rende”.
Il problema è che su ogni battuta pesano anche personale e affitto. Immagina un bar che fa 400 caffè al giorno e che può attribuire alla caffetteria 250 € al giorno tra stipendi e locazione: sono circa 0,60 € a caffè di costi di struttura. A conti fatti restano circa 0,20 € di utile per tazzina. Il guadagno su un caffè, quindi, è alto in percentuale e piccolo in euro.
Con volumi più bassi lo stesso identico caffè, calcolato a costo pieno, può chiudere in pareggio o in perdita. Ecco perché il prezzo del caffè non si decide guardando solo il costo della miscela.
C’è anche una ragione strategica. Il caffè è il classico prodotto civetta: prezzo basso e riconoscibile, serve a far entrare le persone e a trainare cornetto, seconda consumazione, aperitivo. Il guadagno vero si misura sullo scontrino, non sulla singola tazzina.
Come aumentare il guadagno su un caffè
Per aumentare il guadagno su un caffè si lavora su più fronti, quasi tutti senza toccare il listino:
- Costruire lo scontrino — la proposta al banco (caffè più qualcosa) sposta molto più della singola tazzina. È la stessa logica di quando si lavora per attirare e far tornare i clienti.
- Offrire formati con un piccolo sovrapprezzo — caffè speciale, decaffeinato in cialda, bevande a base espresso curate.
- Ridurre gli scarti — macchina tarata, macinatura corretta, formazione al banco: meno caffè rifatti significa meno miscela buttata.
- Scegliere la miscela con criterio — la qualità che il cliente percepisce va difesa, ma senza pagare una gamma alta dove non fa differenza.
- Riempire le fasce deboli — a metà mattina e nel pomeriggio ogni caffè in più pesa quasi tutto a margine, perché i costi fissi sono già coperti.
Il prezzo, invece, è la leva più delicata: pochi centesimi moltiplicati per migliaia di battute contano davvero, ma il caffè è il prodotto su cui il cliente ha più memoria di prezzo. Va valutato sulla zona e sul posizionamento, non a caso.
Il guadagno su un caffè migliora quando smetti di guardarlo da solo: entra nel conto economico insieme a tutto il resto ed è l’altra faccia del ricarico e del food cost. Se vuoi un parere sui numeri del tuo bar, caffè compreso, una chiamata gratuita con un consulente è il modo più rapido per capire dove stai lasciando margine.
Il caffè da solo dice poco
Quanto rende davvero dipende dai volumi, dai costi di struttura e da come è costruito lo scontrino. In Formula Bar trovi il metodo per leggere questi numeri e capire su quali prodotti stai marginando e su quali no.
Scopri Formula BarDomande frequenti sul guadagno su un caffè
Quanto si guadagna su un caffè al bar?
In percentuale il margine lordo è alto, spesso il 75–85% sul netto IVA. In valore però sono pochi centesimi: dopo aver ripartito personale e affitto, con buoni volumi restano circa 0,15–0,25 € a tazzina. Con pochi passaggi al giorno il guadagno si azzera.
Quanto costa un caffè al bar in materia prima?
Circa 0,10–0,20 € di miscela per una tazzina da 7 grammi, più 0,03–0,06 € tra zucchero, lavaggio ed energia. Il totale dipende dalla miscela scelta e dalle tariffe delle utenze.
Conviene alzare il prezzo del caffè?
È una leva potente, perché moltiplicata per migliaia di battute, ma anche rischiosa: è il prodotto su cui il cliente ricorda meglio il prezzo. Va valutata sulla zona, sul posizionamento e sui volumi, non applicata a tappeto.
Perché il caffè si tiene a prezzo basso?
Funziona da prodotto civetta: porta persone nel locale e traina cornetti, seconde consumazioni e aperitivi. Il guadagno vero si misura sullo scontrino medio, non sulla singola tazzina.
