Se vuoi imbrogliare, almeno fallo come si deve!

Bentornato su questi schermi, soldato. Mi fa piacere sapere che sei ancora vivo e (più o meno) vegeto.

Mi giunge voce dal fronte che la situazione è sempre più imbarazzante e che stiamo perdendo diversi uomini, e di solito quando le cose si mettono così male si tende a cercare soluzioni drastiche.

Scorciatoie che ti permetterebbero di rifiatare un po’ in attesa che le acque si calmino.

Sei ferito, sanguini e hai bisogno di cure, e ti capisco. Anche io, nelle tue stesse condizioni, mi aggrapperei a qualsiasi cosa pur di continuare a respirare.

Tornando al nostro mondo, quello dei locali, ha fatto molto rumore l’iniziativa #ioapro1501 che ha coinvolto migliaia di esercenti su tutto il territorio. Gente che è arrivata al limite e non può più permettersi di aspettare subendo le angherie di questo Governo.

Sì, “angherie”, perché un conto è ignorare una categoria, un altro è continuare ad accanirsi su di essa come se contasse meno di zero.

Come riportano i dati Istat, il comparto della ristorazione pesa il 10% del PIL (Prodotto Interno Lordo) nazionale, portandosi dietro una quantità di fornitori extra-ristorazione immenso, dai grafici agli arredatori, dai manutentori alle varie ditte di apparecchiature luci-audio, da chi vende gli hardware per la gestione telematica delle attività agli stessi software, dai formatori alle ditte che si occupano dell’abbigliamento o delle pulizie, sanificazioni, certificazioni… Devo andare avanti o è abbastanza chiaro che tagliare questo settore, per l’Italia, significa amputarsi un braccio?

E visto che non ci sono i soldi né per le pensioni, né per la cassa integrazione, forse sarebbe il caso di lasciar lavorare i nostri imprenditori e professionisti. Ma niente. Non ci sentono. Evidentemente hanno altri interessi se vogliamo escludere i limiti mentali. Magari mi sbaglio, ma sono uno di quelli convinti che “non ci sono, ma ci fanno.”

Considerato il contesto apocalittico che ci si prospetta davanti dopo mesi e mesi di aperture a singhiozzo, da un lato capisco chi si trova in una situazione davvero critica, magari a pochi giorni dal fallimento finanziario, e ha deciso di aderire alla “disobbedienza gentile” di IO APRO.

Mi ha fatto specie un’intervista su Facebook in cui la responsabile di un bar che ha deciso di restare aperta contro il Dpcm, alla domanda se temesse multe e sanzioni ha risposto:

Ho più paura di non portare la cena a casa.

Cosa dovresti fare con una persona che ti risponde così? Come fai a minacciare qualcuno che è già alla frutta, nel vero senso della parola?

Semplicemente non puoi, perché le hai già tolto tutto e non c’è modo di controllare una persona disperata. Possiamo essere tutti civili quanto vogliamo, ma quando si arriva alla fame e a mettere a rischio la propria stessa sopravvivenza, allora molte cose possono cambiare e trovo che si stia rischiando sul serio la guerra civile nel nostro paese, così come in tanti altri.

Il Capitano Fenix in un recente dispaccio ha già detto la sua in merito alla protesta “Io Apro” e fondamentalmente sono d’accordo con il suo pensiero, ma tu potresti non esserlo.

Analizzando i PRO e i CONTRO, viene da dire che aprire ad oltranza potrebbe trasformarsi nella classica beffa oltre il danno, il colpo di grazia per dire addio alla tua licenza e chiudere la baracca con tanti di quei debiti da doverti nascondere per anni.

Ma capisco pure che se sei ad un passo dal baratro, in questo momento non riesci a vedere altre vie d’uscita, per cui quello che voglio dirti è che se proprio devi imbrogliare, tanto vale che tu lo faccia come si deve!

Ti chiedo scusa se uso la parola “imbrogliare”, ma se vai contro le regole dello Stato che dovrebbero rispettare tutti i tuoi colleghi è proprio quello che stai facendo, indipendentemente dal fatto che quelle stesse regole sia giuste, sensate o completamente folli. E sia chiaro che convengo (immagino come te) con quest’ultimo epiteto.

Questa situazione ricorda un po’ l’era del Proibizionismo, quando era vietata la vendita di alcol negli Stati Uniti e l’unico modo per bere era diventato nascondersi negli speakeasy, dei locali a cui si poteva accedere solo attraverso delle porte segrete nei luoghi più improbabili, dal retrobottega del macellaio a quello del barbiere, tanto farti capire di cosa stiamo parlando.

Ai tempi le proteste e le insurrezioni furono così violente da convincere quelli al potere a fare un passo indietro, ma ci vollero ben 13 anni prima di arrivare ad una soluzione del genere. Nel 2021 tutto va ad una velocità decisamente superiore rispetto ad allora, soprattutto per ciò che riguarda la fuga di notizie nel “popolo”, per cui escludo che serva così tanto tempo ad ottenere dei risultati, ma ritengo anche che per arrivare a qualcosa di concreto l’adesione debba essere davvero massiva e determinata.

Quello di oggi, se vogliamo, potrebbe essere considerato una sorta di Proibizionismo manifesto, o all’aperto, se preferisci, in cui quelli che decidono di aprire ribellandosi ai Dpcm e appellandosi al diritto al lavoro – e mi verrebbe da dire alla vita – lo fanno senza nascondersi in qualche sottoscala, ma così come lo hanno sempre fatto prima che gli venisse ordinato di abbassare la serranda.

Quindi, se hai davvero deciso di aprire e di assumerti tutti i rischi del caso, dalle multe alle sanzioni, fino alla sospensione della licenza (se non peggio), almeno vedi di farlo BENE.

Ti faccio una domanda a bruciapelo:

come hai comunicato ai tuoi clienti che avresti aderito all’iniziativa #ioapro1501 e che le porte del tuo locale sarebbero rimaste finalmente aperte?

Lasciami indovinare…

Un post su Facebook e/o su Instagram!

Ci ho preso?

Certo che ci ho preso, perché a meno che tu non abbia messo in pratica le cose che ho insegnato personalmente durante il corso “ABC della Lista Clienti” e nelle altre pubblicazioni sull’argomento, allora non hai idea di come si costruisca una Lista clienti online a cui poter comunicare e vendere a comando.

E non credere che perché hai un locale la cosa non ti riguardi, perché quando chiedi a qualcuno di usare il proprio tempo per passarlo da te, tu stai facendo una vendita che sarà pagata con delle consumazioni, oltre allo sforzo di alzarsi dal divano di casa propria, prendere la macchina, farsi un po’ di traffico, cercare parcheggio e magari beccarsi pioggia e freddo per risedersi ad uno dei tuoi tavoli. E quando questa cosa diventa illegale come lo è adesso, allora la vendita diventa ancora più difficile da realizzare, soprattutto se i tuoi unici mezzi di comunicazione sono i social network.

Adesso ti faccio un’altra domanda, soldato:

ai tempi del Proibizionismo, secondo te, come facevano a far venire le persone nel proprio locale segreto?

Come gli spiegavano in quale maniera raggiungere il loro covo nascosto senza attirare l’attenzione delle forze dell’ordine? Pubblicando un annuncio sul giornale, forse?

Ovviamente no.

Usavano la loro lista clienti e attraverso di essa facevano passaparola agli amici dei loro amici. Solo gente fidata e selezionata per proteggere il Club.

Niente Facebook, niente di pubblico, solo una comunicazione sotto traccia fatta passare dai clienti migliori ad altre persone “simili”.

Tu forse pensi che il segreto di una lista sia la tecnologia con cui viene messa in atto, ma come ho spiegato nella strategia del Libro Magico, la vera forza è nella qualità della stessa lista, non nel mezzo che utilizzi per parlarci.

Più le persone sono in target con il tuo locale e il tipo di esperienza che offri, e più sarà facile coinvolgerle e tenerle legate a te, indipendentemente che per fargli arrivare il tuo messaggio si usi il passaparola, una lettera, un sms, un’email o un piccione viaggiatore. Poi è chiaro che la tecnologia può aiutare a massimizzare e ottimizzare i risultati, ma il “trucco” sta nel rimanere in contatto con i tuoi clienti e nel coinvolgere le persone che più gli assomigliano, facilmente i loro amici.

Quindi, caro soldato, considerando che quello che stiamo vivendo oggi è un Proibizionismo alla luce del sole (o forse dovrei dire della luna), non dico che sia un male scrivere su Facebook #ioapro, ma non puoi accontentarti di quello se vuoi restare aperto incassando pure qualche euro!

Magari hai fatto il primo weekend con il pienone e me lo auguro per te, perché dopo mesi di clausura evidentemente qualcuno aveva voglia di passare una serata fuori casa anche a costo di beccarsi una multa! Ma quanto puoi andare avanti sfruttando questa spinta emotiva?

Se già prima del Covid le cose non andavano alla perfezione, per usare un eufemismo – e qui potresti anche contraddirmi perché non conosco la tua situazione personale -, con i posti limitati e i clienti minacciati di multe salate dai vigili è difficile che le cose vadano meglio? Non sei d’accordo?

Questo significa che devi lavorare diversamente da prima, magari ispirandoti all’era del vero Proibizionismo e sfruttando un passaparola strutturato attraverso la tua lista clienti.

Devi fare in modo che tutti i tuoi migliori clienti sappiano che sei aperto – se hai seriamente deciso di correre questo rischio – riempiendo tutti i turni e tutte le sere, ovviamente nel rispetto delle normative sanitarie. Perché quello che non devi dimenticare è che puoi anche decidere di non rispettare le scelte politiche di questo Governo, soprattutto se dopo 8 mesi continuano a dimostrarsi insensate e nocive, ma non puoi e non devi mai mettere a rischio la salute dei tuoi clienti. Sono loro che finanziano il tuo locale e il loro benessere deve essere al primo posto della tua scaletta delle priorità.

Appurato questo aspetto non di poco conto, quello che voglio che ti sia chiaro è che se non sei ancora a 2 o 3 giorni dal fallimento, forse non hai bisogno di arrivare a mettere a repentaglio la tua licenza, né di accumulare multe su multe che potrebbero non vincere mai un ricorso.

Se hai ancora un minimo di capacità finanziaria per arrivare almeno alla fine del mese, allora perché non sfrutti queste stesse semplici tecniche di cui ti ho parlato per far venire i tuoi clienti a pranzo (nelle regioni in cui è attualmente possibile e se il tuo locale si presta un minimo)? Perché non le usi per vendere dai tuoi canali con il delivery, invece di iscriverti a Just Eat, Uber Eats, Glovo e aspettare passivamente che qualcuno ti scelga tra altri 100 concorrenti ordinando proprio da te?

Il marketing, o comunicare se ti piace di più come parola, richiede un’attività da parte tua. Devi fare, devi parlare, devi far parlare gli altri, devi essere tu a innescare qualcosa che porti le persone a dire “Sai che non è una cattiva idea?!? Quasi quasi faccio un ordine/prenoto un tavolo!”

Le persone hanno una predisposizione naturale a dire di sì alle cose che le fanno sentire bene, e forse non c’è una sola persona al mondo, dopo tutti questi mesi di restrizioni e lockdown, che almeno di tanto in tanto non vorrebbe godersi una serata diversa dalle altre.

Sii tu quella serata diversa, in presenza nel tuo locale o a domicilio consegnando qualcosa di veramente speciale, ma proponi. Parla con i tuoi clienti, fai crescere la tua lista prendendo i loro contatti e chiedi ai tuoi migliori ospiti di parlare di te ai loro amici in cambio di un piccolo omaggio, quello che ti puoi permettere di regalare a qualcuno che ti porti dei clienti nuovi.

Fai come ai tempi del proibizionismo, ma fallo prima che sia davvero troppo tardi per te, perché aprire le porte contro le regole, da solo potrebbe non bastare a farti sopravvivere.

Ilias Contreas

Generale di BAR WARS

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